La dimensione della profondità viene ricreata fornendo un’immagine diversa per ciascun occhio (visione stereoscopica) e facendo in modo che ciascun occhio veda solo quella a lui destinata.
Le soluzioni per ottenere questa doppia immagine sono diverse, ma le case produttrici di TV sembrano tutte orientate verso soluzioni simili, scartandone altre troppo costose o poco efficaci.
La soluzione adottata da tutti i produttori per portare la visione 3D sui televisori a schermo piatto (LCD e Plasma) consiste nell’alternare, nella sequenza dei fotogrammi, le immagini destinate all’occhio destro con quelle per l’occhio sinistro, in modo da fornire al nostro cervello due informazioni da due canali diversi.
Lo spettatore dovrà indossare degli speciali occhiali con otturatori “attivi” (active shutters).
Si tratta di lenti in cui è presente uno strato a cristalli liquidi che si oscura in presenza di un segnale elettrico. Inviando una sequenza di segnali di oscuramento sincronizzati con la riproduzione dei fotogrammi sullo schermo, ad una frequenza che superi la persistenza della visione sulla retina, è possibile fare in modo che ciascun occhio veda soltanto il fotogramma a lui destinato.
Per ottenere un’immagine di qualità comparabile alla visione Full HD, è quindi necessario raddoppiare il numero di fotogrammi inviati dalla sorgente allo schermo.
Se una normale sorgente video è a 50 o 60 Hz, quella di un segnale 3D deve essere almeno il doppio.
Anche gli occhiali dovranno aprire e chiudere le due lenti al ritmo di 120 volte al secondo, in modo sincronizzato con la riproduzione dei fotogrammi. Per fare ciò, il televisore deve disporre di un emettitore wireless (a infrarossi o Bluetooth) che invia agli occhiali un segnale di sincronizzazione.
Secondo gli analisti solo nel 2015 saranno in vendita i primi TV 3D che non richiedono occhialini attivi o passivi. I modelli presenti oggi sul mercato, realizzati soprattutto per scopi pubblicitari, oltre ad avere una bassissima risoluzione e moltissimo effetto hosting hanno un limite enorme: possono essere guardati solo da un punto predefinito per poter godere dell’effetto 3D, punto denominato spot.
I TV 3D senza occhiali più avanzati oggi hanno circa 8 – 10 spot di visione 3D, troppo pochi. Alcuni scienziati dell’università di Taiwan hanno però realizzato uno schermo con una matrice di prismi molto particolari in grado di alzare il numero di spot di visione fino a 100 e soprattutto di non abbassare la risoluzione del pannello.
Certo, perché nei display attuali un pixel può servire un solo spot, e se gli spot sono 10 un display Full HD (2 milioni di pixel) può fornire ad ogni spot un’immagine da 200.000 pixel, meno di 640 x 480.
Il nuovo pannello riesce a usare un microprisma per ogni pixel permettendo così la visione di un pixel da più spot e non da uno solo. Secondo molti la scoperta è un ulteriore passo avanti verso il 3D senza occhiali, ma in ogni caso il 2015 resta l’anno più probabile per i primi prodotti.

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